Da L’impossibile

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«La verità della vita non può essere separata dal suo contrario e se fuggiamo l’odore della morte, “lo smarrimento dei sensi” ci riconduce all’appagamento che ad esso si lega. Perché tra la morte e il rifiorire infinito della vita non si possono fare differenze: noi siamo radicati alla morte come un albero di tiene alla terra attraverso una rete nascosta di radici. Ma siamo paragonabili ad un albero “morale” – che rinneghi le sue radici. Se non attingessimo ingenuamente alla fonte del dolore, che ci dona il segreto insensato, non potremmo avere l’impeto del riso: avremmo il volto spento del calcolo. L’oscenità stessa non è che una forma di dolore, ma così “leggermente” legata alla rinascita da essere, di tutti i dolori, il più ricco, il più folle, il più invidiabile». (G. Bataille, L’impossibile, ES, Milano, 1999, p. 107)

 

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L’expérience intérieure

“C’est par une <intime cessation de toute opération intellectuelle> que l’esprit est mis à nu. Sinon le discours le maintient dans son petit tassement. Le discours, s’il le veut, peut souffler la   tempête, quelque effort que je fasse, au coin du feu le vent ne peut glacer. La différence entre expérience intérieure et philosophie réside principalement en ce que, dans l’expérience, l’énoncé n’est rien, sinon un moyen et même, autant qu’un moyen, un obstacle; ce qui compte n’est plus l’énoncé du vent, c’est le vent.”

 

 

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G. Bataille, L’expérience intérieure