Da L’impossibile

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«La verità della vita non può essere separata dal suo contrario e se fuggiamo l’odore della morte, “lo smarrimento dei sensi” ci riconduce all’appagamento che ad esso si lega. Perché tra la morte e il rifiorire infinito della vita non si possono fare differenze: noi siamo radicati alla morte come un albero di tiene alla terra attraverso una rete nascosta di radici. Ma siamo paragonabili ad un albero “morale” – che rinneghi le sue radici. Se non attingessimo ingenuamente alla fonte del dolore, che ci dona il segreto insensato, non potremmo avere l’impeto del riso: avremmo il volto spento del calcolo. L’oscenità stessa non è che una forma di dolore, ma così “leggermente” legata alla rinascita da essere, di tutti i dolori, il più ricco, il più folle, il più invidiabile». (G. Bataille, L’impossibile, ES, Milano, 1999, p. 107)

 

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